Il 23 maggio del Verri: una giornata di memoria attiva e responsabilità civile
Data:
23 Maggio 2025
La giornata del 23 maggio si è aperta, per i nostri studenti delle classi quinte, con un corteo che ha sfilato per le strade cittadine partendo dal nostro istituto e approdando davanti al Tribunale di Busto Arsizio, per una commemorazione colorata e partecipata.
Alla presenza delle autorità civili, militari, scolastiche e giudiziarie, è stata deposta una corona di alloro in ricordo dei magistrati vittime di mafia: un gesto che, nel suo silenzio, ha voluto affermare con fermezza la scelta di campo di chi ogni giorno si impegna per la giustizia.
La memoria, in questa giornata, ha preso voce e volto. I nostri studenti hanno dato vita a intensi monologhi immaginari, restituendo parola a chi non c’è più: Emanuela Loi, Peppino Impastato, Rosario Livatino, don Pino Puglisi. Che per un giorno sono tornati tra noi per raccontare il senso profondo delle loro vite spezzate.
A seguire, l’Aula magna del Tribunale ha ospitato un dibattito pubblico sul contrasto alle mafie, moderato dal sostituto procuratore presso la Procura della Repubblica Massimo De Filippo, con gli interventi del presidente del Tribunale di Busto Arsizio, Miro Santangelo, del Procuratore della Repubblica Carlo Nocerino, del giudice della sezione penale Rossella Ferrazzi, del Generale dei Bersaglieri Antonio Pennino, del sindaco Emanuele Antonelli e del nostro Dirigente, Maria Cristina Cesarano.
Miro Santangelo, ricordando i “sogni interrotti” dei magistrati uccisi, si è soffermato su Rocco Chinnici, creatore del primo pool antimafia. Ha detto che la sua morte, per chi come lui era già magistrato, non produsse paura, ma il desiderio di esserci, di andare a Palermo, di continuare quel lavoro: “i loro sogni devono rivivere nei nostri gesti quotidiani”.
Carlo Nocerino, che dei magistrati ha detto che non sono eroi ma professionisti che hanno scelto di servire il bene comune, ogni giorno, con coerenza e fatica, ha evocato Aristotele, per cui la giustizia è la virtù più alta, quella che riguarda la relazione con gli altri.
Rossella Ferrazzi ha parlato dell’importanza della Costituzione come ancoraggio civile e della necessità, per i cittadini, di non cedere mai ai compromessi. “Anche un semplice scontrino non fatto – ha ricordato – è una rinuncia al patto sociale”. Ha invitato a leggere la Costituzione e a praticarla, a partire dal diritto – e dovere – del voto, che va sempre esercitato perchè è stata un’importante conquista. E ha concluso sottolineando come il male peggiore, per tutte le mafie, sia l’indifferenza.
Massimo De Filippo ha riportato l’attenzione sull’articolo 2 della Costituzione, che sancisce i diritti inviolabili della persona e il dovere di concorrere al bene comune. Non è solo un enunciato giuridico, ma un principio sacro di cittadinanza: il fondamento del vivere insieme, della solidarietà, della cura reciproca.
Nel suo intervento, la nostra Dirigente Maria Cristina Cesarano ha condiviso un ricordo personale: nel ‘92 era lì, a Palermo, quando furono uccisi Falcone e Borsellino. Da allora – ha detto – sente il dovere di promuovere la cultura della legalità, prima come docente e oggi come dirigente, con un’urgenza narrativa che si traduce in azione, confronto, costruzione collettiva. È da questo sentire che è nato il progetto di quest’anno, destinato a diventare un progetto pilota per il futuro.
Il sindaco Antonelli ha ricordato la sensazione di sconfitta vissuta dopo le stragi del ’92: “Sembrava tutto finito, ma la reazione della società civile ha restituito forza alla giustizia. È lì che ho capito che non era tutto perduto”.
Infine, le risposte alle numerose domande degli studenti: sul cambiamento delle mafie, oggi meno visibili ma più pervasive, soprattutto al Nord, dove “sparano con gli F24”; sui momenti più difficili della carriera dei magistrati; sulle scelte quotidiane che definiscono la coerenza e il coraggio.
A chiudere, ancora una volta Miro Santangelo, che ha lasciato ai ragazzi un messaggio chiaro: “Usate i social, sì, ma fatelo con intelligenza. Diffidate delle verità urlate, delle tesi che non ammettono contraddittorio. Non delegate le vostre scelte a chi ha solo la voce più forte. Siate protagonisti. Coltivate il dubbio, cercate la complessità. È lì che si costruisce davvero la libertà.”
È stata una mattinata intensa e significativa, che ci consegna un’eredità preziosa. Grazie alla visione della nostra Dirigente, questo non sarà un episodio isolato, ma l’inizio di una tradizione: non una semplice commemorazione, ma un percorso annuale fatto di memoria viva, riflessione condivisa e impegno civile.
“Perché la legalità non si insegna, si testimonia“.




























Data pubblicazione
24 Maggio 2025, 14:31
IPSSCT P. Verri